Yashica Mat 124G, 124 e 635 a confronto: quale Yashica conviene?
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Immagine di copertina: Wilfredor, CC0 via Wikimedia Commons
Scorri gli annunci e ti fermi un attimo, perché la vecchia Yashica-Mat si chiama quasi come la 124G, ma costa molto meno. Eppure, in quasi tutti gli anni di produzione, monta lo stesso obiettivo di ripresa. Il sovrapprezzo sta sopra la fotocamera: se sulla 124G giri tempo e diaframma, lì in una piccola finestra due lancette si avvicinano l'una all'altra finché non coincidono. Solo che questo esposimetro incorporato richiede una pila al mercurio che non esiste più da tempo, e con una normale pila a bottone le lancette si incontrano nel punto sbagliato. Dopo questa guida saprai se le lancette mobili valgono il sovrapprezzo o se è meglio investire in pellicola i soldi risparmiati.
Hai già una 124 o una 124G e cerchi solo la batteria giusta? La risposta si trova nel capitolo 3 e nella nostra panoramica delle batterie per Yashica.
Indice
- Quale Yashica Mat hai davanti?
- Cosa distingue la 124 dalla 124G?
- Quale Yashica Mat richiede una batteria?
- Come si carica la pellicola 35mm nella 635?
- Quali accessori si adattano alla Yashica Mat?
- Quanto costa una Yashica Mat nel 2026
- Digitalizzare i negativi 6x6
- Quale scegliere?
1. Quale Yashica Mat hai davanti?
Viste di fronte, tutte le Yashica a manovella sembrano uguali: una scatola nera, in alto l'obiettivo di visione, sotto l'obiettivo di ripresa, sul lato sinistro la manopola di messa a fuoco, su quello destro la manovella. Quale modello hai in mano te lo rivela la targhetta sopra l'obiettivo di visione. Lì fai attenzione soprattutto a una cosa: accanto alla scritta c'è una finestrella per un esposimetro e, se sì, quale? Da questa finestrella dipende quasi tutto ciò che distingue i modelli, anche la questione della batteria.
La Yashica-Mat, la prima con manovella
La semplice Yashica-Mat: nessuna finestrella per un esposimetro sulla targhetta, in compenso la manovella, che carica contemporaneamente anche l'otturatore. Foto: dw_ross, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons
La Yashica-Mat arrivò sul mercato nell'aprile 1957 e fu prodotta fino all'inizio degli anni Settanta. Non ha esposimetro e non ha nemmeno bisogno di una batteria. Spingi la manovella in avanti una volta fino all'arresto, e questo fa avanzare la pellicola, poi la riporti indietro, e questo carica l'otturatore. Quando carichi la pellicola, allinei la freccia sulla carta protettiva con i triangoli sulla camera della pellicola, chiudi il dorso e giri la manovella finché il contapose si ferma su 1.
I primissimi esemplari del 1957 montano un obiettivo chiamato Lumaxar. Da luglio 1958 sulla ghiera c'è scritto Yashinon 80 mm f/3,5, un quattro lenti di schema Tessar. Proprio questo obiettivo resta fino al 1986 in ogni Yashica 6x6 a manovella, anche nella 124G. L'obiettivo di visione, con f/3,2, è un po' più scuro rispetto ai modelli successivi; solo le ultime serie da giugno 1970 ricevettero anch'esse f/2,8. Se misuri comunque con un esposimetro esterno o con un'app sul telefono, con la Yashica-Mat ottieni i negativi di una 124G senza il problema della batteria.
Mat-LM e Mat-EM con cellula al selenio
Mat-LM: la piccola placchetta accanto alla targhetta indica il modello, la finestrella a nido d'ape sopra appartiene alla cellula al selenio. Foto: shando., CC BY-SA 2.0 via Flickr, ridimensionata
La Mat-LM arrivò intorno al 1960 (le fonti oscillano tra il 1958 e il 1960), la Mat-EM seguì nel 1964 e rimase in catalogo fino al 1967. Entrambe hanno sopra l'obiettivo di visione una finestrella a nido d'ape. Dietro c'è una cellula al selenio, che produce la propria corrente dalla luce stessa, perciò anche queste due non hanno bisogno di batteria. Il loro esposimetro però non è accoppiato a tempi e diaframmi. Sulla LM l'ago indica un valore numerico che imposti sulla ghiera della manopola di messa a fuoco, per leggervi una coppia adatta di tempo e diaframma da trasferire poi sulla fotocamera. Sulla EM giri una manopola finché una freccia verde si sovrappone all'ago rosso, e leggi la coppia in una finestrella.
La Mat-EM, riconoscibile dalla placchetta «EM». Foto: Joe Haupt, CC BY-SA 2.0 via Flickr, ridimensionata
Le cellule al selenio invecchiano. Dopo sessant'anni certi aghi segnano troppo poco o non si muovono più del tutto, e ricambi adatti praticamente non esistono. Considera quindi una LM o una EM come una fotocamera senza esposimetro, e rallegrati se funziona ancora. Lo noti anche nel prezzo: negli annunci e su eBay, durante la nostra rilevazione, entrambe costavano addirittura meno della semplice Yashica-Mat.
Quanto bene funzioni nella pratica lo descrive il fotografo Eric L. Woods nel suo blog: la sua Mat-LM gli è costata presso un rivenditore statunitense meno della metà di una 124G. L'esposimetro al selenio non gli manca, tanto misura comunque con uno esterno. Nel gruppo Flickr dedicato alla Yashica Mat un possessore che conosce la EM e la 124G dall'interno ha trovato la più vecchia addirittura costruita con più cura.
Mat-124 e Mat-124G con esposimetro accoppiato
La Mat-124 con scritta cromata. A destra del logo c'è la finestrella rotonda della cellula CdS. Foto: A Vahanvaty, CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons, ridimensionata
La Mat-124 fu prodotta dal 1968 ad agosto 1970 (i primi numeri di serie risalgono già alla fine del 1967), la 124G poi fino al 1986. Entrambi i modelli hanno a destra del logo Yashica una piccola finestrella rotonda. Dietro c'è una cellula CdS, e questo esposimetro è accoppiato alle rotelle di regolazione. Quando apri il pozzetto, si accende. Con la rotella dei tempi si muove un indice nella finestrella sulla parte superiore della fotocamera, con quella dei diaframmi l'altro, e quando i due si sovrappongono l'esposizione è corretta. Quando richiudi il pozzetto, si spegne.
La Mat-124G: finiture nere, scritta «Mat-124» con G dorata. Foto: Biswarup Ganguly, CC BY 3.0 via Wikimedia Commons
L'alimentazione è fornita da una pila al mercurio da 1,3 volt che non esiste più (maggiori dettagli nel capitolo 3). Inoltre entrambe accettano, oltre alla pellicola 120, anche la 220: per farlo si regola la piastra pressa-pellicola. L'obiettivo del mirino ha f/2,8, e in più c'è una lente di Fresnel nel mirino. Sul lato sinistro si trova una slitta porta accessori. Secondo il manuale, entrambe pesano 1.100 grammi. Il modo più rapido per distinguerle è il colore. La 124 ha finiture cromate e una scritta cromata. Nella 124G quasi tutte le finiture sono nere e la G è evidenziata in oro. Le altre differenze sono descritte nel capitolo 2.
Se prima vuoi vedere la 124G in azione: Arndt la presenta in modo dettagliato in tedesco sul suo canale e poi la porta con sé in una passeggiata nel bosco.
Video: «Yashica Mat 124G - Review und Waldspaziergang», Arndts analoge Abenteuer. La presentazione della fotocamera occupa i primi dodici minuti.
La 635 con manopola e secondo formato di pellicola
La Yashica 635 non ha una manovella, ma delle manopole. Foto: Steve (Flickr: sids1), CC BY 2.0 via Wikimedia Commons
La 635 fu prodotta dal 1958 al 1971 e, a rigore, non fa parte della linea Mat perché non ha la manovella. Dopo ogni scatto premi un pulsante di sblocco e giri la manopola di avanzamento fino all'arresto, mentre l'otturatore lo cari separatamente con una leva. Poiché le due operazioni sono separate, nulla impedisce una doppia esposizione. Non ha esposimetro. Fino ad agosto 1970 la 635 monta un semplice tripletto chiamato Yashikor; solo gli ultimi esemplari ricevettero lo Yashinon a quattro lenti e l'obiettivo del mirino più luminoso. Il nome rivela la sua particolarità: 6 per il 6x6 su pellicola in rullo, 35 per il piccolo formato, e il kit di conversione Yashica lo forniva direttamente in dotazione. Come funziona lo mostra il capitolo 4.
Tutti i modelli in sintesi
| Modello | Produzione | Esposimetro | Batteria | Pellicola | Avanzamento | Slitta porta accessori |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Yashica-Mat | dal 1957 ai primi anni '70 | nessuno | nessuna | 120 | Manovella | no |
| Mat-LM | circa dal 1960 al 1964 | Selenio, da leggere e trasferire | nessuna | 120 | Manovella | no |
| Mat-EM | dal 1964 al 1967 | Selenio, da leggere e trasferire | nessuna | 120 | Manovella | no |
| Mat-124 | dal 1968 al 1970 | CdS, accoppiato a tempi e diaframma | 1,3 V, formato PX625 | 120 e 220 | Manovella | sì, laterale |
| Mat-124G | dal 1970 al 1986 | CdS, accoppiato a tempi e diaframma | 1,3 V, formato PX625 | 120 e 220 | Manovella | sì, laterale |
| 635 | dal 1958 al 1971 | nessuno | nessuna | 120 e piccolo formato (kit di conversione) | Manopola, otturatore da armare separatamente | sì |
Tutte hanno in comune l'otturatore centrale Copal con tempi da 1 a 1/500 s più B e la baionetta per filtri e paraluce chiamata Bay I (maggiori dettagli nel capitolo 5). I periodi di produzione provengono da Paul Sokk, che su yashicatlr.com ha analizzato i numeri di serie di diverse migliaia di biottiche Yashica. Lì puoi anche datare il tuo esemplare in base al numero di serie.
E le altre biottiche Yashica?
Cercando, spuntano anche alcune parenti che in questo confronto compaiono solo di sfuggita. La Yashica D è costruttivamente vicina alla 635, solo senza kit di conversione per il 35 mm: anch'essa con manopola di avanzamento, senza esposimetro e fino al 1970 con l'obiettivo a tre lenti. La Yashica A è la più semplice di tutte, con manopola e finestrella rossa sul dorso, un otturatore da 1/25 a 1/300 s e filtri a innesto da 32 mm invece del Bay I. La Yashica 44 espone pellicola 127 nel formato 4x4 ed è di conseguenza più piccola. L'esposimetro CdS accoppiato della 124 lo avevano già i due rari modelli Yashica 24 (dal 1965 al 1967) e Yashica 12 (dal 1967 al 1968). La 24 era originariamente pensata solo per la pellicola 220, la 12 solo per la 120. La Mat-124B, infine, fu assemblata in Brasile all'inizio degli anni Ottanta ed è una 124G senza esposimetro.
Una trappola dei nomi per finire: la Yashica LM del 1956 non è la Mat-LM. La LM più vecchia ha una manopola al posto della manovella e un obiettivo più semplice. Se in un annuncio c'è scritto solo “Yashica LM”, chiedi se ha la manovella.
2. Cosa distingue la 124 dalla 124G?
Meno di quanto lasci supporre la differenza di prezzo dal rivenditore. Metti uno accanto all'altro i manuali originali della Mat-124 e della Mat-124G. Troverai lo stesso obiettivo, lo stesso otturatore Copal-SV, lo stesso campo di misura da ASA 25 a 400 e la stessa batteria; perfino dimensioni e peso coincidono. Le differenze stanno nei dettagli, e non tutte giocano a favore della più giovane.
Che cosa significa la G
Lo ha spiegato la stessa Yashica in un depliant del 1970 circa: i contatti dell'interruttore dell'esposimetro sono dorati (nel primo depliant della 124G si legge testualmente “The meter switch contacts are finished in gold”). Questo interruttore è collegato al pozzetto e accende l'esposimetro quando lo apri. Secondo Paul Sokk è stato rivisto per la 124G perché l'interruttore della 124 era considerato inaffidabile. Per te significa: se su una 124 l'ago sussulta nonostante la batteria nuova, o resta del tutto fermo, il primo indiziato è l'interruttore. Proprio questo caso è discusso in un thread del Classic Camera Repair Forum.
Dove la vecchia 124 è in vantaggio
Proprio nelle guarnizioni. La 124 sigilla il dorso con un filato che dopo cinquant'anni di solito tiene ancora. Con la 124G Yashica è passata alla gommapiuma, che col tempo si sbriciola in una massa appiccicosa che nel peggiore dei casi incolla il dorso. Per questo una 124G senza guarnizioni nuove dovresti sempre valutarla come se dovessi ancora rifarle le guarnizioni. Anche il coperchio della batteria e il pulsante di blocco sul fondo sono in metallo sulla 124, in plastica sulla 124G.
Dove la 124G è in vantaggio
All'interno la 124G ha di nuovo delle trappole di luce che bloccano la luce diffusa nella fotocamera, e un rullo come guida della pellicola. Nella manopola di messa a fuoco c'è un piccolo promemoria della pellicola, su cui imposti quale pellicola è caricata. A questo si aggiunge l'interruttore rivisto del pozzetto. Il vantaggio più grande però è semplicemente la quantità: la 124G è stata prodotta per sedici anni, la 124 nemmeno tre. Nella nostra rilevazione dei prezzi, 61 delle 80 offerte tedesche dell'intera famiglia erano una 124G, quindi hai più scelta e trovi più facilmente un buon esemplare.
Due miti puoi dimenticarli. La 124G non ha ingranaggi di plastica: Paul Sokk non ne ha trovati nelle fotocamere smontate, la plastica c'è solo in componenti esterni come il coperchio della batteria. E il pressapellicola scorrevole, con cui passi dalla pellicola 120 alla 220, non è una caratteristica della 124G. La piastra scorrevole è arrivata già nell'ultimo semestre della 124. Sulle 124 precedenti togli la piastra e la reinserisci ruotata di 90 gradi. Per te comunque conta poco, perché la pellicola 220 oggi quasi non esiste più.
ForesthillFilmLab mostra i due modelli fianco a fianco in mano, con rivestimento, pressapellicola e rumore dell'avanzamento a confronto diretto:
Video: “Yashica-mat 124 vs. 124G”, ForesthillFilmLab. Il confronto vero e proprio inizia dopo quasi un minuto; seguono poi il caricamento della pellicola e foto di esempio.
Vista nella camera della pellicola di una 124G con rullino caricato. Le guarnizioni in gommapiuma del dorso vanno sostituite su quasi ogni 124G. Foto: Nesster, CC BY-SA 2.0 via Flickr, ridimensionata
Quale scegliere?
Tra privati costano praticamente uguale: nella nostra rilevazione la 124 aveva una mediana di 330 euro, la 124G di 349 euro, anche se della 124 c'erano solo cinque offerte. Solo dal rivenditore la G costa decisamente di più: il rivenditore finlandese Kamerastore indica come prezzo di riferimento circa 549 euro per una 124 controllata e circa 749 euro per una 124G. La tecnica non giustifica il sovrapprezzo. Compra l'esemplare migliore, non la lettera: una 124 con il filato intatto e l'esposimetro funzionante vale almeno quanto una 124G, e con la 124G metti in conto guarnizioni nuove.
3. Quale Yashica Mat richiede una batteria?
Solo la Mat-124 e la 124G, oltre ai rari modelli 24 e 12. E anche in questi modelli la batteria alimenta esclusivamente l’esposimetro. Otturatore, manovella e obiettivo funzionano in modo puramente meccanico, quindi una 124G senza batteria fotografa altrettanto bene, semplicemente misuri la luce con un esposimetro a mano o con un’app. Yashica-Mat, Mat-LM, Mat-EM e 635 non ne hanno affatto bisogno.
Il vano batteria della 124G si trova sul lato sinistro sotto la manopola di messa a fuoco, chiuso da un coperchio a vite (qui con il nostro coperchio di ricambio). Foto dal nostro magazzino.
Cosa prevede il manuale
Il manuale originale della 124G indica una pila al mercurio da 1,3 volt, «Mallory PX-13B, Eveready EPX-13 or equivalent», quello della 124 la stessa pila. Oggi conosci lo stesso formato come PX625 o MR9, ed è con questi nomi che compare nei forum e nelle tabelle delle batterie. Le pile al mercurio non possono più essere vendute da tempo. Il vano si trova a sinistra sotto la manopola di messa a fuoco, con il polo negativo rivolto verso l’interno. Sulla 124 il coperchio è di metallo e ha una fessura per una moneta. Sulle prime 124G è di plastica liscia e si gira con il dito, dal 1979 circa ha anch’esso una fessura.
L’esposimetro è acceso solo finché il pozzetto è aperto. Chiudilo quando metti via la fotocamera, così la pila dura molto più a lungo.
Perché una pila a bottone da 1,5 volt non basta
Alcune fotocamere compensano una tensione della batteria diversa tramite un cosiddetto circuito a ponte, e allora non importa cosa c’è nel vano. Per la 124 e la 124G non ci sono prove in tal senso. Tutto fa pensare a un circuito semplice, in cui la tensione della batteria si ripercuote direttamente sull’indicazione. Ken Nadvornick possiede la sua 124G dagli anni Settanta. Nel forum Photrio scrive che ogni scostamento da 1,35 volt sposta l’indicazione, ma che la sua fotocamera, con la tensione giusta e dopo la taratura, concorda esattamente con i suoi esposimetri a mano. Un utente del gruppo Flickr dedicato alla Yashica Mat 124 lo ha verificato: con una pila da 1,35 volt la sua fotocamera restava entro mezzo stop rispetto a un esposimetro a mano, con una pila da 1,5 volt era nettamente fuori. Le fotocamere usate non sempre sbagliano nella stessa direzione, perché alcuni precedenti proprietari hanno ritarato l’esposimetro su 1,5 volt. Per questo controlla ogni 124 usata con un’app o un esposimetro a mano prima di affidarle un rullino.
Anche con la pila giusta l’esposimetro integrato ha i suoi limiti. Misura una media ampia al centro. Sotto un valore di esposizione di 8, cioè ad esempio in interni o al crepuscolo, secondo il riparatore Matz è praticamente inutilizzabile, come scrive nella sua recensione su lichtgriff.de. Per la pellicola diapositiva o un forte controluce conviene comunque usare un esposimetro a mano.
Cosa entra oggi nel vano
| Soluzione | Tensione in uso | Cosa devi sapere |
|---|---|---|
| Pila zinco-aria tipo 675 nell’adattatore | ca. 1,35-1,4 V | economica, si trova in qualsiasi drogheria; dopo l’attivazione si secca in poche settimane |
| Pila all’ossido d’argento con convertitore di tensione nell’adattatore | ca. 1,35 V | lunga durata; l’adattatore abbassa la tensione per via elettronica, ad esempio l’adattatore MR-9 di C.R.I.S. dagli Stati Uniti |
| Batteria ricaricabile NiMH Varta V80H | da circa 1,25 a 1,30 V | si inserisce senza adattatore, ricaricabile, richiede un caricabatterie adatto; inaffidabile sotto i 5 °C circa |
| Alcaline o all'ossido d'argento senza modifiche | da 1,5 a 1,55 V | si inserisce meccanicamente con un anello distanziale; senza una modifica in laboratorio la misurazione risulta errata |
Due di queste soluzioni le trovi da noi: l'adattatore PX625 per pile zinco-aria (22,95 € con sei pile) e la batteria ricaricabile V80H con il nostro caricabatterie USB-C (49,95 €). Avvertenza: vendiamo una parte dei prodotti che compaiono qui. L'articolo è comunque pensato prima di tutto come aiuto e non come testo di vendita.
Se usi pile zinco-aria, puoi provare un trucco dai forum: copri tre dei quattro fori d'aria con del nastro adesivo, così la pila si secca più lentamente. Un utente racconta nel thread di Photrio linkato sopra che una pila coperta in questo modo gli è durata quasi tre anni. La valutazione dettagliata di tutte le varianti con le curve di tensione si trova nella nostra guida al problema PX625. Se alla tua 124 o 124G manca il coperchio del vano batteria, abbiamo un coperchio di ricambio (19,95 €). Come si fa il cambio sulla 124G lo mostra il nostro breve video:
Video: «How to Change Battery on a Yashica Mat 124G», Ausgeknipst. Meno di un minuto, comprensibile anche senza audio.
Si può fare anche del tutto senza adattatore: puoi far regolare l'esposimetro su 1,5 volt in un laboratorio di riparazione, così funziona con una normale pila a bottone e un anello distanziale. È proprio ciò che ha fatto nel 2023 il laboratorio FFS+TriTec di Braunschweig su una 124G, come racconta un proprietario nel forum APHOG. Conviene soprattutto se la fotocamera deve comunque andare in manutenzione.
Oppure del tutto senza esposimetro incorporato
Molti possessori di Yashica non misurano affatto con la fotocamera, ma con un'app esposimetro sullo smartphone o con un piccolo esposimetro manuale come il Sekonic L-208 Twinmate, che si può anche montare su una slitta porta accessori. Con questo modo di lavorare la questione della batteria è risolta, e i modelli più economici senza cellula CdS diventano improvvisamente un'alternativa seria. Per LM ed EM vale comunque: la cellula al selenio non ha bisogno di batteria; se dopo sessant'anni misura ancora correttamente te lo dice solo il confronto con un secondo esposimetro.
4. Come si carica la pellicola 35 mm nella 635?
La 635 è l'unica Yashica biottica pensata di fabbrica per due formati di pellicola. Il kit di conversione per il 35 mm era incluso nella confezione, e l'importatore britannico Photax pubblicizzava il fatto che fosse compreso nel prezzo della fotocamera. Da un normale caricatore 35 mm si ottengono così 36 scatti nel formato 24x36. Poiché la pellicola scorre verticalmente nella fotocamera, le immagini risultano in formato verticale.
La 635 con il kit di conversione inserito: telaio del fotogramma con ruota dentata di trascinamento, accanto la seconda piastra pressapellicola con la scritta «120 or 35mm FILM». Foto: Martinvl, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons, ridimensionata
Secondo le istruzioni, il kit completo comprende un telaio del fotogramma con ruota dentata di trascinamento, una piastra pressapellicola dedicata, una bobina di avvolgimento per il 35 mm, un adattatore per il caricatore, un anello distanziale per il perno inferiore della bobina e una maschera per il mirino sportivo. Il cambio avviene così:
- Estrai e ruota lo sblocco del riavvolgimento «R», inserisci il telaio del fotogramma, poi riporta R nella posizione originale.
- Avvita l'anello distanziale sul perno inferiore della bobina, inserisci il caricatore con l'adattatore in basso e la bobina 35 mm in alto, poi inserisci la piastra pressapellicola per il 35 mm e chiudi il dorso.
- Ora l'avanzamento avviene tramite la manopola superiore della bobina; dopo ogni scatto premi il blocco pellicola del 35 mm. Il contafotogrammi dedicato al 35 mm lo imposti a mano su 1.
- Per riavvolgere, sblocca R e ruota la manopola della bobina inferiore.
Ozzoy PhotOz mostra passo dopo passo come funziona in pratica, comprese le immagini con le perforazioni che prova subito dopo:
Video: «The Experience – Yashica 635 35mm Kit & Sprocket Hole Photography», Ozzoy PhotOz. Il montaggio del kit di conversione inizia dopo poco più di un minuto e mezzo.
Quale porzione viene esposta lo mostra il vetro smerigliato con un rettangolo rosso e quattro brevi trattini per la compensazione della parallasse a distanza ravvicinata. Nell'uso quotidiano è più lento di qualsiasi fotocamera di piccolo formato. Il fascino sta altrove: con una fotocamera e due formati di pellicola in tasca decidi strada facendo se il prossimo rullino sarà quadrato o in piccolo formato.
Al momento dell'acquisto chiedi del kit di conversione. Il kit di conversione è composto da circa sette piccoli pezzi. Dopo cinquant'anni spesso ne manca uno, come è successo anche al blogger dietro chopsphoto. Controlla anche il vetro smerigliato: alcune 635 hanno un vetro sostituito senza il rettangolo rosso per il piccolo formato, e allora in piccolo formato fotografi alla cieca. Senza kit di conversione resta una Yashica a manopola per pellicola 120, tecnicamente vicina alla Yashica D. Se c'è tutto, il sistema funziona bene: nel gruppo Flickr dedicato alla 635 i possessori confermano che la fotocamera si ferma correttamente a ogni scatto anche in piccolo formato. Nella nostra rilevazione la 635 aveva tra privati un prezzo mediano di 205 euro, controllata da un rivenditore circa 299 euro. Da rivenditore è quindi il modello più economico di questo confronto, tra privati è più o meno alla pari con LM ed EM. Le offerte erano però scarse.
Piccolo formato nella 124 o 124G
Per i modelli a manovella non è noto alcun kit di conversione di Yashica. Chi vuole comunque far passare pellicola di piccolo formato in una 124G centra il caricatore nella camera della pellicola 120 con degli adattatori. La pellicola scorre quindi nella fotocamera senza carta protettiva e viene esposta su tutta la sua larghezza. Ne risultano immagini con la perforazione visibile, non un piccolo formato pulito come con la 635. Poiché manca la carta protettiva, alla fine riavvolgi la pellicola a mano al buio. Un utente nel gruppo Flickr dedicato alla 124 descrive come lo fa in un armadio buio. Adattatori di questo tipo sono offerti da diversi produttori, da noi ad esempio un adattatore per fotocamere con normale alloggiamento per bobine 120 (19,95 €). Con questa soluzione artigianale nessuno garantisce spaziature regolari tra i fotogrammi, il primo rullino è una prova. A questo si abbina la nostra maschera del mirino per la 124 e 124G (22,95 €), che nel mirino segna la striscia effettivamente esposta sulla pellicola di piccolo formato.
5. Quali accessori si adattano alla Yashica Mat?
Tutte le Yashica Mat, la 635 e la D hanno su entrambi gli obiettivi la stessa baionetta per filtri, tappi e paraluce. Questa baionetta si chiama Bay I, Yashica stessa parlava di baionetta da 30 mm. La stessa baionetta si trova sulla Rolleiflex T, sulla maggior parte delle Rolleicord e sulla Minolta Autocord, per questo i loro accessori si adattano anche alla Yashica e viceversa. Quale Rollei abbia quale baionetta è indicato nella nostra panoramica delle baionette da Bay I a III. Nella famiglia ci sono due eccezioni: la Yashica A usa filtri a innesto da 32 mm, e la Yashica 44 ha una baionetta più piccola da 28,5 mm, che alcuni rivenditori chiamano anch'essa Bay I.
Prima di tutto un paraluce
Lo Yashinon è nitido, ma con cielo luminoso e luce laterale è più soggetto alla luce parassita rispetto agli obiettivi della costosa Rolleiflex. Ian Grant, che usa Yashica e Rolleiflex fianco a fianco, consiglia quindi nel forum Photrio di lasciare sempre il paraluce sull'obiettivo. Aivaras arriva alla stessa conclusione su 35mmc: in risoluzione la sua 124G tiene il passo con la sua Rolleiflex 2.8GX, in controluce la Rollei mantiene nettamente meglio il contrasto. Paraluce originali Yashica e Rollei si trovano usati, e ci sono anche riproduzioni di vari produttori.
Paraluce per Bay I con slitta fredda integrata, su cui è montato un piccolo esposimetro. Così anche i modelli senza slitta accessori hanno un posto per un esposimetro esterno. Foto dal nostro magazzino.
Dalla nostra produzione, su tutte le fotocamere Bay I si adattano un paraluce (24,95 €, con slitta fredda 34,95 €) e un doppio tappo per entrambi gli obiettivi (17,95 €). Per i normali filtri a vite c'è un paraluce con filettatura per filtri da 39 o 46 mm (24,95 €). Tutto il resto, dall'adattatore per filtri al coperchio della batteria, è raccolto nella nostra pagina degli accessori per Yashica Mat.
Aggiuntivi tele e grandangolari
Nessuna Yashica Mat ha obiettivi intercambiabili. Yashica offriva invece degli aggiuntivi ottici, da montare in coppia sull'obiettivo di ripresa e su quello del mirino. Secondo il depliant Kyocera la focale diventa così di circa 113 mm o 58 mm. A questi si aggiungevano lenti close-up in due gradazioni. Oggi i set sono rari e non economici. Come rendono lo mostra il test di 35mmc linkato sopra, e cos'altro c'era tra gli accessori originali lo elenca Paul Sokk nella sua pagina degli accessori.
Slitta accessori e flash
La 124 e la 124G hanno sul lato sinistro una slitta accessori senza contatto centrale. Il flash scatta tramite il cavo collegato alla presa di sincronizzazione del flash, con flash elettronico in posizione X a tutti i tempi fino a 1/500 s, perché l'otturatore centrale si trova nell'obiettivo. Se inserisci un piccolo esposimetro o una livella in questa slitta laterale, l'accessorio punta di lato invece che in avanti. Per questo caso esistono adattatori angolari, anche da noi come slitta fredda a 90 gradi (21,95 €). Yashica-Mat, LM ed EM non hanno alcuna slitta. I manuali prevedono per il flash una staffa fissata all'attacco del treppiede.
Un vetro smerigliato più luminoso?
Prima di spendere soldi per un nuovo schermo, vale la pena dare un'occhiata a quello vecchio. Spesso il mirino è scuro solo perché lo specchio è sporco o perché si è accumulata polvere tra la lente di Fresnel e lo schermo di messa a fuoco. Entrambe le cose sono descritte anche da Matz nella sua recensione. Come smontare e pulire lo schermo di messa a fuoco e lo specchio lo mostra un video dettagliato di Visuals by Kam. Confrontandola con Rolleiflex e Rolleicord, un moderatore dell'hobbyphoto-forum ha trovato l'immagine nel mirino della 124G addirittura più uniformemente luminosa fino agli angoli. Se vuoi comunque fare un upgrade, trovi presso BrightScreen di Rick Oleson schermi di ricambio che, secondo le recensioni dei clienti, sono stati montati anche nella 124G. Una guida illustrata al montaggio per fotocamere biottiche è disponibile su Emulsive.
6. Quanto costa una Yashica Mat nel 2026
Per i prezzi, il 28 settembre 2026 abbiamo analizzato tutte le offerte su Kleinanzeigen e su eBay con sede in Germania, escludendo accessori, lotti e annunci di ricerca, e abbiamo calcolato la mediana per ciascun modello. Si tratta di prezzi richiesti; di solito si paga un po' meno. L'ordine dei modelli è più affidabile del singolo euro, tanto più che, a parte la 124G, per ciascun modello c'era solo una manciata di offerte.
| Modello | Annunci | Mediana | metà centrale | verificata dal rivenditore |
|---|---|---|---|---|
| Yashica-Mat | 4 | 225 € | da 194 a 280 € | 499 € |
| Mat-LM | 2 | 189 € | da 164 a 214 € | 529 € |
| Mat-EM | 3 | 179 € | da 172 a 239 € | 549 € |
| Mat-124 | 5 | 330 € | da 300 a 369 € | 549 € |
| Mat-124G | 61 | 349 € | da 280 a 399 € | 749 € |
| 635 | 4 | 205 € | da 199 a 270 € | 299 € |
Prezzi delle offerte su Kleinanzeigen ed eBay (articoli situati in Germania), rilevati il 28.09.2026. Colonna «verificato dal rivenditore»: prezzo medio per lo stato «Certified» secondo le pagine dei modelli di Kamerastore a Helsinki, non un’offerta attuale.
Due cose saltano all’occhio. Tra i privati la 124 e la 124G sono più o meno alla pari in testa, i vecchi modelli senza cellula CdS costano circa da metà a due terzi. Dal rivenditore invece il divario si riduce, lì quasi tutti i modelli a manovella costano tra 500 e 750 euro. Lì si paga soprattutto l’esemplare verificato. Una Rolleiflex T con un quadrupletto paragonabile, nelle stesse offerte tedesche, si attestava peraltro su una mediana di 624 euro. Su eBay inoltre offrono molti rivenditori dall’estero, soprattutto dal Giappone. Lì la mediana per la 124G era di circa 370 euro, a cui si aggiungono la spedizione e, per la merce proveniente da fuori dell’UE, i dazi d’importazione.
La checklist prima dell’acquisto
Vista nel pozzetto di una Mat-LM: l’immagine sul vetro smerigliato è invertita lateralmente, in alto si trova la scala della cellula al selenio. Foto: shando., CC BY-SA 2.0 via Flickr, ridotta
- Far avanzare un rullino di prova. La manovella si ferma a ciascuno dei dodici fotogrammi? Errori di avanzamento, fino a fotogrammi sovrapposti, sono frequenti nelle Yashica usate e difficili da riparare, come riferiscono diversi proprietari sul forum Photrio. Con i tempi lunghi, azionare la manovella solo quando l’otturatore ha terminato la corsa.
- Ascoltare tutti i tempi di posa. I tempi lunghi da 1 s in su devono avere durate udibilmente diverse. Se un tempo lungo si blocca, è segno di un meccanismo di ritardo con grasso indurito, quindi è necessaria una revisione. Non usare mai l’autoscatto in posizione M, lo sconsiglia già il manuale.
- Controllare in controluce l’obiettivo di ripresa. Guardare con una torcia da dietro attraverso l’obiettivo inferiore. Secondo un laboratorio di riparazione TLR su Reddit, i difetti tipici si trovano nel gruppo di lenti posteriore: velature dovute ai vecchi grassi dell’otturatore, funghi, balsamo che si scolla. I graffi sull’obiettivo superiore disturbano solo l’immagine nel mirino.
- Controllare l’esposimetro (124 e 124G). Con una pila da 1,35 volt e il pozzetto aperto, confrontarlo con un’app. Un esposimetro guasto non è un motivo per lasciar perdere la fotocamera, ma è un buon argomento per trattare sul prezzo.
- Controlla guarnizioni e dorso (124G). La gommapiuma che si sbriciola o è appiccicosa va tolta, altrimenti la luce arriva sulla pellicola.
- Guarda nel vano batteria. Le vecchie pile che hanno perso liquido lasciano corrosione verde sui contatti. E controlla che ci sia ancora il coperchio.
Come si svolge un controllo del genere su una vera Yashica Mat, dal test dei tempi di otturazione allo sguardo attraverso l'obiettivo, lo mostra oldengguy nel suo controllo della fotocamera su YouTube.
Quanto costa una revisione e chi la fa
Una Yashica rimasta per decenni in un armadio ha quasi sempre bisogno di una revisione, cioè pulizia, lubrificazione e regolazione, in gergo tecnico CLA. Prezzi aggiornati per la Germania non ne abbiamo trovati. Nei forum i proprietari indicano per il 2025 e il 2026 circa da 300 a 400 dollari negli Stati Uniti, nel Regno Unito per una Mat-LM sono state chieste circa 250 sterline. I tecnici più noti scarseggiano: Mark Hama, in passato nello stabilimento Yashica, nel 2026 era difficile da raggiungere per diverse persone che lo avevano contattato. Il secondo nome noto, Bob Sara, secondo Reddit ha una lista d'attesa di circa due anni. In Germania FFS+TriTec a Braunschweig nel 2023 ha revisionato una 124G sostituendo anche le guarnizioni. Il proprietario loda nel forum APHOG il lavoro accurato, anche se non è stato economico.
Trovi altri indirizzi nella nostra panoramica dei laboratori di riparazione e nell'elenco dei laboratori di analoge-fotografie.net. Se sommi una 124G comprata da un privato e una revisione, arrivi presto vicino al prezzo di un esemplare controllato da un rivenditore. Il nostro articolo «Ogni fotocamera analogica guasta ha bisogno di un CLA?» ti aiuta a valutare se la revisione conviene per il tuo esemplare.
7. Digitalizzare i negativi 6x6
Dodici negativi quadrati di poco più di 5,6 cm di lato per rullo, quasi quattro volte la superficie di un negativo di piccolo formato. Proprio questa riserva non vuoi sprecarla quando digitalizzi.
Sunnyside Beach a Toronto, fotografata con una Yashica Mat-124G su Kodak Ektacolor PRO 160. Foto: 柳雩, CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons, ridimensionata
La via più comoda è la scansione del laboratorio che sviluppa comunque la tua pellicola. Chiedi lì a quale risoluzione scansionano e se per il medio formato c'è un livello superiore. Quali laboratori vicino a te accettano la pellicola 120 lo mostra la nostra mappa dei laboratori di sviluppo. Anche uno scanner piano accetta la pellicola 120, se la sua unità per trasparenze è pensata per il medio formato. È però lento e dal grande negativo di solito tira fuori meno di quanto contiene.
Ottieni più dettaglio se fotografi i negativi con una fotocamera digitale e un obiettivo macro. Per farlo ti servono una fonte di luce uniforme e un supporto che tenga la pellicola piana. Sistemi del genere li offrono diversi produttori, per esempio Valoi dalla Finlandia, e anche noi abbiamo un kit scanner per pellicola 120 (da 54,95 €). Come si differenziano i sistemi nell'uso quotidiano lo mostriamo in un confronto dedicato dei kit per la scansione di pellicole.
Quale scegliere?
Se misuri comunque con un'app o con un esposimetro a mano, prendi una Yashica-Mat, una LM o una EM. Ottieni lo stesso Yashinon della 124G, non ti serve una batteria e risparmi parecchio. Anche i primi esemplari con obiettivo Lumaxar, secondo l'approfondito test di Casual Photophile, danno immagini appena distinguibili. In cambio rinunci alla slitta per accessori e, nella maggior parte degli esemplari, a un filo di luminosità nel mirino.
Se vuoi l'esposimetro nella fotocamera, prendi una 124 o una 124G, e cioè l'esemplare migliore, non la lettera migliore. Metti in conto una soluzione a 1,35 volt o la conversione a 1,5 volt in laboratorio, e per la 124G anche guarnizioni nuove.
Se vuoi medio formato e piccolo formato da un'unica fotocamera, prendi una 635 con kit di conversione completo e accetta che la manopola e l'otturatore caricato separatamente siano più lenti della manovella. In compenso un proprietario su Reddit considera la manopola la meccanica più affidabile.
E rispetto a una Rolleiflex?
Questa domanda arriva sempre. La risposta onesta dipende dal diaframma. Un fotografo che possiede una 124G e una Rolleiflex 3.5 con Planar scrive su Reddit che da diaframma 8 in poi non vede quasi più differenze di nitidezza. In controluce il Planar se la cava meglio. Un proprietario Rollei di lunga data nella stessa discussione vede il Planar nettamente avanti a tutta apertura e negli angoli. La Rolleiflex è più fluida da usare e costruita in modo più solido, ma costa anche parecchio di più. Se ti interessa, nella nostra guida all'acquisto della Rolleiflex trovi l'intera famiglia di modelli, dalla Rolleicord alla 2.8F. Il confronto diretto con una Rolleicord, la linea Rollei più semplice, lo mostra Kyle McDougall:
Video: «Rolleicord vs. Yashica Mat 124G | Which TLR should you buy?», Kyle McDougall. Costruzione, uso, immagine nel mirino e qualità d'immagine in capitoli separati.
Continua a leggere e a chiedere
La fonte più completa su tutte le Yashica biottiche è il sito di Paul Sokk, yashicatlr.com. Lì trovi la storia dei modelli, i dettagli su corpo e finiture e una tabella con cui puoi datare il tuo esemplare tramite il numero di serie. Una panoramica neutrale di tutti i modelli a manovella si trova su camera-wiki.org. I manuali originali della Yashica-Mat, Mat-LM e Mat-EM sono disponibili online in PDF, quelli della 124, 124G e 635 sono linkati sopra nei rispettivi capitoli. Alle domande su un esemplare specifico ti rispondono il gruppo Flickr sulla Yashica Mat 124(G) o la community di r/AnalogCommunity.
Una nota su di noi: tutto ciò che produciamo per la Yashica Mat si trova nella nostra pagina degli accessori. Altre guide all'acquisto, dalla Rollei 35 alla Mamiya, le trovi nella panoramica delle nostre guide.
Fonti
- Yashica: manuali d'istruzioni Mat-124, Mat-124G, Yashica-Mat, Mat-LM, Mat-EM, 635
- Yashica: brochure della Mat-124G, intorno al 1970 e epoca Kyocera, intorno al 1983
- Paul Sokk, yashicatlr.com: Models & Specs, Yashica-Mat 1957, 635 e D, dalla Mat-LM alla 124G, Lenses & Shutters, Bodies & Trim
- camera-wiki.org: Yashica 6×6 TLR (crank advance)
- Photrio: Battery for a Yashica Mat 124g (2014), Inspecting used Yashica Mat 124 (2010), Rolleiflex vs Yashicamat 124G (2013)
- Gruppi Flickr: Calibrating meter in 124 (2014), Em vs 124g (2012), Yashica 635, 35mm adaptor (2010)
- Classic Camera Repair Forum: Yashica-Mat 124 light meter switch stuck (2011)
- Matz, lichtgriff.de: Yashica Mat-124 G (2020)
- Aivaras, 35mmc: Yashica Mat 124G and its auxiliary lenses (2019)
- Forum APHOG: Yashica Mat 124 G, cercasi laboratorio specializzato per la riparazione (2023)
- Reddit r/AnalogCommunity: 124g Tessar vs Rolleiflex 3.5 Planar (2026), Yashica Mat 124G Repair Recommendations (2026), Yashica 635 vs Mat 124g (2019)
- Prezzi dell'usato: nostra analisi degli annunci privati e di eBay (articoli situati in Germania) del 28.09.2026, prezzi di riferimento di Kamerastore