Mamiya medio formato RB67, RZ67, C330, C220 e 645: quale fa per te?
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Immagine di copertina: Eusebius, CC BY 3.0 via Wikimedia Commons
Mamiya vive all'ombra dei nomi più noti. Chi parla di medio formato, parla perlopiù di Hasselblad o Rolleiflex, e trascura il fatto che il produttore giapponese non ha nulla da invidiare a nessuno dei due. A questo si aggiunge qualcosa che rende la faccenda ancora più confusa per chi inizia: Mamiya non ha costruito una sola fotocamera medio formato, ma ben quattro sistemi completi, che a parte il nome non hanno quasi nulla in comune.
Non c'è da stupirsi, quindi, che da principiante ci si ritrovi inizialmente disorientati. Chi digita «Mamiya» negli annunci si vede servire tutte e quattro alla rinfusa, con prezzi tra 150 e 2.000 euro e senza alcuna indicazione su cosa le distingua davvero. È proprio questo che questa guida mette in ordine, e senza proclamarne una vincitrice, perché i quattro sistemi sono stati costruiti per persone molto diverse.
Una premessa che ci riguarda, subito qui in alto: produciamo accessori per queste fotocamere, cioè tappi, adattatori, paraluce e ricambi, e abbiamo quindi un interesse economico riguardo a quale fotocamera acquisterai. Per questo la frase più importante di questo articolo sta all'inizio e non in caratteri piccoli: per molti principianti la RB67 è la scelta giusta, e proprio perché funziona senza batteria. Non le serve nessun adattatore, nessuna pila, niente da parte nostra. Se alla fine di questo articolo approdi a lei, abbiamo fatto bene il nostro lavoro.
Indice
- I quattro mondi Mamiya in sintesi
- Cosa distingue davvero i modelli tra loro
- Quale Mamiya continua a funzionare senza batteria?
- Obiettivi: quattro innesti, tre generazioni di otturatori
- Dorsi, magazzini e mirini
- Checklist d'acquisto e quanto costano i sistemi nel 2026
- Digitalizzare il 6x7
1. I quattro mondi Mamiya in sintesi
Tutti e quattro i sistemi espongono la stessa pellicola in rullo 120, ma ciò che ne ricavano è così diverso che già da qui si decide metà della scelta d'acquisto: da questo dipende quante foto stanno su un rullo e quanto pesa il tutto alla fine.
RB67: il mattone
Mamiya RB67 con il Sekor da 90 mm. Foto dal nostro inventario.
Presentata nel 1970 e prodotta fino al 2010: un cubo con il soffietto davanti e un magazzino dietro che si può ruotare di 90 gradi, così da poter scattare in verticale e in orizzontale senza inclinare la fotocamera. È proprio questo il significato di RB, abbreviazione di Revolving Back. Gli otturatori si trovano negli obiettivi e vengono caricati tramite una leva sul corpo; di elettronica non ce n'è da nessuna parte. Con obiettivo da 90 mm e magazzino 120 arriva a circa 2,7 chili, e così è chiaro anche per cosa è stata costruita: non per la passeggiata, ma per il treppiede.
RZ67: la variante modernizzata
Mamiya RZ67. Foto dal nostro inventario.
Arrivata nel 1982, con lo stesso principio, lo stesso formato e la stessa logica d'uso, ma con un corpo in plastica su un telaio metallico, otturatori a controllo elettronico e un collegamento dati dall'obiettivo al corpo. Questo rende possibili la priorità dei diaframmi tramite il prisma esposimetrico e i mezzi stop nei tempi di posa. Con il 110 mm e il magazzino pesa circa 2,4 chili, quindi sensibilmente, ma non drasticamente, meno della RB67.
C220 e C330: le biottiche con obiettivi intercambiabili
Mamiya C330 Professional con la coppia di obiettivi da 55 mm e prisma montato. Foto dal nostro inventario.
Di fotocamere reflex biottiche ce n'erano molte, ma quelle con obiettivi intercambiabili le produceva quasi solo Mamiya, oltre a Koni-Omegaflex e Contaflex, entrambe rare. Nella serie C la coppia di obiettivi si stacca come un'unica unità, e poiché la messa a fuoco avviene facendo avanzare l'intera piastra frontale su un soffietto, la fotocamera si avvicina al soggetto più di qualsiasi Rolleiflex: con l'obiettivo da 80 mm fino a circa 30 centimetri. Il formato è 6x6, il peso è di 1,7 chili per la C330 e di un buon mezzo chilo in meno per la C220.
645: il sistema maneggevole
Mamiya 645 con il Sekor da 80 mm e pozzetto. Foto dal nostro magazzino.
Prodotta dal 1975, con otturatore a tendina nel corpo, obiettivi senza otturatore proprio, mirini intercambiabili e, dalla seconda generazione, dorsi intercambiabili. Una 645 Pro con 80 mm, dorso e prisma esposimetrico pesa circa 1,55 chili, ed è la categoria in cui il medio formato smette di essere un problema di trasporto. In compenso il negativo da 6x4,5 cm è il più piccolo dei quattro, ma corrisponde pur sempre a circa due volte e mezzo un fotogramma 35 mm.
| Sistema | Formato | Pose per rullo 120 | Peso pronto all'uso | Serve la batteria? | Pensata per |
|---|---|---|---|---|---|
| RB67 | 6x7 (anche 6x6, 6x4,5, 6x8) | 10 | ca. 2,7 kg | no | Studio, cavalletto, ritratto |
| RZ67 | 6x7 (anche 6x4,5) | 10 | ca. 2,4 kg | sì (4LR44) | Studio con priorità dei diaframmi |
| C330 / C220 | 6x6 | 12 | 1,7 kg / ca. 1,3 kg | no | Reportage, riprese ravvicinate, uso a mano libera |
| 645 | 6x4,5 | da 15 a 16 | da ca. 1,3 a 1,6 kg | sì (4LR44 o AA) | in giro, tanti scatti per rullo |
Ragiona in scatti per rullo, non in centimetri. La differenza tra 10 e 16 scatti per pellicola sembra piccola, ma nella pratica quotidiana conta molto. Un fine settimana con la RB67 significa facilmente cinque rulli e quindi cinquanta scatti, mentre con la stessa quantità di pellicola la 645 ne fa ottanta. Chi sviluppa le pellicole da sé nota la differenza nel tempo passato in camera oscura, e chi le porta in laboratorio la nota sul conto.
Il riassunto in tedesco nel video
Se vuoi sapere come si sente in mano questo blocco prima di spendere 600 euro: ARS Analog ha presentato la RB67 Pro S in modo approfondito in tedesco, affrontando anche la domanda se sia l'alternativa più economica a Hasselblad.
Video: «Mamiya RB 67 | Die große Hasselblad-Alternative», canale ARS Analog
E la Mamiya 7? E la Press?
Altre due famiglie Mamiya compaiono di continuo nelle ricerche, ma non rientrano in questo confronto perché non sono reflex.
Le Mamiya 7 e 7II, rispettivamente del 1995 e del 1999, sono fotocamere a telemetro per il 6x7: leggere, silenziose e con obiettivi tra i migliori mai calcolati per il medio formato, e di conseguenza costose. Non hanno specchio, soffietto né magazzini intercambiabili, in compenso il tutto resta sotto il chilo. Chi vuole quel formato ma desidera comunque andare in escursione finisce lì. La Mamiya 6 è la controparte 6x6 con barilotto dell'obiettivo retrattile.
Mamiya Press, Super 23 e Universal sono invece fotocamere da reportage degli anni Sessanta con telemetro, obiettivi intercambiabili e dorsi per pellicola in rullo o Polaroid. Sono robuste, pesanti e, rispetto a tutto il resto qui, economicissime, ma portano con sé un proprio mondo di accessori che bisogna prima imparare a conoscere.
2. Cosa distingue davvero i modelli
All'interno di ogni famiglia esistono da tre a sette varianti, e le differenze raramente sono drammatiche. Alcune però decidono se un obiettivo si monta o se una guarnizione antiluce sbriciolata ti rovina la pellicola. Ecco i punti che contano davvero al momento dell'acquisto.
RB67: Professional, Pro-S, Pro-SD
La prima RB67 del 1970 sa fare tutto ciò che fanno le successive, le mancano soltanto le reti di sicurezza: niente blocco della messa a fuoco e niente blocco contro la doppia esposizione. La Pro-S del 1974 aggiunge entrambi ed è la versione che si incontra più spesso sul mercato dell'usato. Il vero salto arriva con la Pro-SD del 1990, la cui baionetta misura 61 anziché 54 millimetri, i cui dorsi fanno a meno delle guarnizioni antiluce in gommapiuma e che è l'unica su cui funzionano i due ultimi arrivati del sistema, cioè il 500 mm APO e il 75 mm Shift.
Per la ricerca degli obiettivi devi ricordarti soprattutto una cosa: i più recenti obiettivi K/L si montano su tutti e tre i corpi. Sulla Pro e sulla Pro-S si montano direttamente, sulla Pro-SD bisogna togliere un anello sul retro dell'obiettivo. Viceversa, la limitazione vale solo per i due obiettivi L citati sopra.
RZ67: Pro, Pro II, Pro IID
Tra la prima e la seconda versione passano tredici anni, e quasi non si nota. La Pro del 1982 ha l'otturatore elettronico da 8 s a 1/400 s a stop interi. La Pro II del 1993 aggiunge una messa a fuoco fine sul lato destro del gruppo di messa a fuoco, mezzi stop sui tempi e la priorità dei diaframmi con il prisma esposimetrico. La Pro IID del 2004 include un'interfaccia integrata per dorsi digitali, e chi fotografa in analogico la paga senza alcun vantaggio, e pure parecchio, come mostra il confronto dei prezzi più avanti.
Chi compra una RZ67 compra quindi di solito una Pro o una Pro II, e nella fotografia ravvicinata la messa a fuoco fine della Pro II è l'argomento più tangibile a favore della più recente.
Serie C: due linee, non una sequenza
Foto: DANYvanvee, di pubblico dominio tramite Wikimedia Commons
La serie C va dal 1956 al 1994 e a metà degli anni Sessanta si divide in due linee parallele che convivono fino alla fine:
- La linea semplice: Mamiyaflex C, C2, C3, C22, poi C220 (1968) e C220f (1982). L'avanzamento della pellicola avviene tramite una manopola, l'otturatore si carica a mano separatamente e lo schermo di messa a fuoco non si può sostituire.
- La linea comoda: C33, poi C330 (1969), C330f (1972) e C330s (1983). Qui c'è una manovella al posto della manopola, l'otturatore si carica durante l'avanzamento, e in più ci sono un blocco contro la doppia esposizione, un indicatore automatico di parallasse nel mirino e un indice che nelle riprese ravvicinate mostra anche il fattore di prolungamento dell'esposizione. Gli schermi di messa a fuoco sono intercambiabili.
Il fatto che sulla C220 servano due gesti invece di uno non è un dramma nell'uso quotidiano, la mancanza del blocco contro la doppia esposizione invece lo è un po' di più. In compenso è circa mezzo chilo più leggera (il corpo senza obiettivo pesa circa 1.050 grammi) e di solito costa decisamente meno. L'indicatore di parallasse della C330 diventa prezioso proprio quando estendi il soffietto, cioè nella disciplina per cui si compra questa fotocamera in primo luogo.
Video: «Mamiya C330 compared to a Mamiya C220», canale Romping Bronco. Le due fotocamere affiancate, utilizzo a confronto diretto.
645: prima generazione in metallo, seconda generazione modulare
Foto: Jacopo188, CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
La prima generazione, con la M645 dal 1975, la M645 1000S dal 1976 e la M645J dal 1979, è interamente in metallo e quindi compatta e solida. Non ha però magazzini intercambiabili, ma solo inserti portapellicola estraibili: puoi quindi precaricare due inserti, ma non puoi cambiare tipo di pellicola a metà rullo. Rispetto alla M645, la 1000S aggiunge 1/1000 s, un autoscatto e il pulsante di anteprima della profondità di campo, ed è quindi nettamente la scelta migliore all'interno della prima generazione, mentre la J è la variante semplificata senza sollevamento anticipato dello specchio.
Foto: Eric Gaba (Sting), CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
La seconda generazione, con la 645 Super dal 1985, la 645 Pro dal 1993 e la 645 Pro TL dal 1997, ha un guscio in plastica su un telaio in metallo e veri magazzini intercambiabili con volet. Solo così il sistema diventa ciò che ne ha costruito la reputazione: corpo, mirino, magazzino e impugnatura si possono combinare liberamente. Tra la Pro e la Pro TL c'è in pratica solo la misurazione flash TTL con i flash Metz compatibili. La 645E del 2000 è la versione economica con prisma esposimetrico fisso e vano pellicola fisso, quindi leggera e conveniente, ma senza la modularità per cui di solito si sceglie questo sistema.
Video: «Mamiya 645 Super, Pro and Pro TL cameras», canale Jonathan Harris at Worldwide Camera Exchange. I tre corpi della seconda generazione spiegati uno accanto all'altro.
I modelli autofocus dal 1999, cioè 645AF, AFD, AFD II, AFD III, DF e DF+, sono un capitolo a parte. Accettano sì i vecchi obiettivi, ma con essi misurano solo a diaframma di lavoro, e oggi il loro valore sta soprattutto nel fatto che vi si possono montare i dorsi digitali Phase One. Per iniziare con l'analogico sono la strada sbagliata.
| Modello | Anni di produzione | Formato | Otturatore | Magazzino intercambiabile | L'aspetto decisivo |
|---|---|---|---|---|---|
| RB67 Professional | dal 1970 | 6x7 | Otturatore centrale nell'obiettivo, 1 s–1/400 s + T | sì, girevole | senza blocco della messa a fuoco né blocco delle doppie esposizioni |
| RB67 Pro-S | dal 1974 | 6x7 | come sopra | sì, girevole | la versione più venduta, buono standard |
| RB67 Pro-SD | dal 1990 | 6x7 | come sopra | sì, girevole | baionetta da 61 mm, dorsi senza guarnizione in schiuma |
| RZ67 Pro | dal 1982 | 6x7 | elettronico nell'obiettivo, 8 s–1/400 s | sì, girevole | più leggera della RB, ma dipendente dalla batteria |
| RZ67 Pro II | dal 1993 | 6x7 | come sopra, mezzi stop | sì, girevole | regolazione fine sul soffietto, priorità dei diaframmi |
| RZ67 Pro IID | dal 2004 | 6x7 | come Pro II | sì, girevole | interfaccia per dorsi digitali |
| C220 / C220f | 1968 / 1982 | 6x6 | nell'obiettivo, a seconda della generazione fino a 1/400 s o 1/500 s | no | leggera, economica, otturatore da armare a mano |
| C330 / f / s | 1969 / 1972 / 1983 | 6x6 | come sopra | no | manovella, armamento automatico, indicatore di parallasse |
| M645 / 1000S / J | 1975 / 1976 / 1979 | 6x4,5 | otturatore a tendina nel corpo, fino a 1/500 o 1/1000 s | no, solo inserti portapellicola | interamente in metallo, compatta, pellicola non intercambiabile |
| 645 Super / Pro / Pro TL | 1985 / 1993 / 1997 | 6x4,5 | otturatore a tendina nel corpo, fino a 1/1000 s | sì | completamente modulare, Pro TL anche con flash TTL |
| 645E | dal 2000 | 6x4,5 | come sopra | no | versione economica leggera, mirino fisso |
Se vuoi approfondire: la Wikipedia in lingua inglese riporta le storie dei modelli in modo accurato e con le fonti: RB67, RZ67, serie C e 645. Per la serie C vale inoltre la pena consultare la panoramica del sistema di Thomas Eisl, che passa in rassegna tutti i corpi macchina e gli obiettivi con le relative compatibilità. E i manuali originali si trovano tutti su Butkus, gratuiti e con la richiesta di una piccola donazione al gestore.
3. Quale Mamiya continua a funzionare senza batteria?
Foto: THomas Hebert, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons
È su questo punto che i quattro sistemi divergono di più, e nella maggior parte delle guide all'acquisto passa inosservato, perché te ne accorgi solo quando sei fuori e non funziona più niente.
| Sistema | Senza batteria | Cosa significa in pratica |
|---|---|---|
| RB67 (tutte) | continua a funzionare completamente | Nessun vano batteria sul corpo. Otturatore, avanzamento, specchio: tutto meccanico. Solo i magazzini motorizzati e i mirini esposimetrici hanno bisogno di corrente. |
| C220 / C330 (tutte) | continua a funzionare completamente | Anche qui nessun vano batteria. La corrente serve solo al CdS-Porrofinder, se lo usi. |
| RZ67 (tutte) | si ferma, salvo un tempo di emergenza | Otturatore elettronico. Se la pila cede, resta un tempo di emergenza meccanico di 1/400 s, sufficiente per salvare un rullino in piena luce, niente di più. |
| 645 a fuoco manuale | si ferma completamente | Otturatore a tendina a controllo elettronico senza alcun ripiego meccanico. Pila scarica significa: niente foto. |
È un vero argomento d'acquisto e non un dettaglio. Chi fotografa all'aperto d'inverno, chi fotografa di rado e poi lascia la fotocamera per mesi nell'armadio, o chi semplicemente non ha voglia di un'altra cosa che può scaricarsi, si trova bene con una RB67 o una C330. Nessuna delle due ci fa vendere nulla, perché per loro semplicemente non esiste un adattatore per batterie.
Quale pila va in quale modello è riportato per intero nella nostra panoramica delle batterie per Mamiya, con l'adattatore adatto e le istruzioni originali per ogni modello. In breve: RZ67 Pro, Pro II e Pro IID funzionano, così come tutte le 645 manuali, cioè 1000S, J, Super, Pro, Pro TL ed E, con una 4LR44 o una 4SR44, e quindi tutte con la stessa pila da 6 volt. I modelli autofocus richiedono una 2CR5 (645AF) o sei pile AA (famiglia AFD), e anche la Mamiya 7 e la 7II usano la 4LR44.
Se sei arrivato a uno dei modelli con 4LR44, hai due strade. La pila originale esiste come batteria a blocco, ma è costosa e non si trova ovunque. Quattro comuni pile a bottone SR44 o LR44 danno gli stessi 6 volt, non appena sono inserite in un tubo adattatore: l'ossido d'argento (SR44) mantiene la tensione più stabile, a vantaggio dell'esposimetro e dei tempi di scatto, mentre l'alcalina (LR44) la trovi all'occorrenza in qualsiasi drogheria.
Adattatore per batterie V28PX, per RZ67, 645 e Mamiya 7 (EUR 19,95) · Slitta fredda con livella per la slitta accessori laterale (EUR 24,95)
Misurare senza esposimetro incorporato
Il rovescio della medaglia dell'indipendenza dalle batterie è che RB67 e serie C non misurano assolutamente nulla nel corpo. Per questo hai tre strade. Un esposimetro esterno a mano è il più preciso e funziona con qualsiasi fotocamera. Un mirino esposimetrico, il prisma CdS per la RB, il Porrofinder CdS per la C, misura attraverso l'obiettivo, costa usato tra 60 e 250 euro e poi richiede comunque di nuovo una LR44. E poi c'è ancora la strada che molti utenti TLR percorrono davvero, cioè l'app esposimetro sullo smartphone, fissata meccanicamente alla fotocamera.
Video: «The best light meter hack for the Mamiya C330», dal nostro canale Ausgeknipst. Trenta secondi in cui la slitta accessori laterale della C330 diventa finalmente utile.
Un'ulteriore precisazione: il motivo per cui i vecchi esposimetri con pile moderne spesso sbagliano la misurazione ha a che fare con il mercurio, e a questo proposito abbiamo un articolo dedicato: Problemi e soluzioni per l'alimentazione delle fotocamere analogiche. Per i modelli Mamiya di questo articolo, però, la cosa non ha importanza, perché sono stati progettati fin dall'inizio per pile da 6 volt che esistono ancora oggi invariate.
4. Obiettivi: quattro innesti, tre generazioni di otturatori
Qui si nasconde l'investimento sbagliato più frequente per chi inizia con Mamiya. I quattro sistemi non condividono nemmeno un obiettivo, e all'interno della serie C nemmeno tappi e filtri passano da un obiettivo all'altro. Alcune regole di base ti risparmiano errori costosi.
RB67: Sekor C e K/L
Foto: Vitaly baranov, CC BY 3.0 via Wikimedia Commons
Ogni obiettivo RB ha il proprio otturatore centrale meccanico con ghiera dei tempi; la carica avviene sul corpo e lo scatto a scelta sul corpo o direttamente sull'obiettivo. I vecchi Sekor C sono buoni, i successivi K/L sono otticamente identici agli schemi RZ e spesso più economici dei loro fratelli RZ.
La regola da ricordare vale in una sola direzione: gli obiettivi RB funzionano sulla RZ67, nella cosiddetta modalità L, perché regolano il tempo da soli, ma gli obiettivi RZ non funzionano sulla RB67. Manca loro la ghiera meccanica dei tempi, perché il tempo è gestito dall'elettronica del corpo RZ. Chi tiene d'occhio entrambi i sistemi, quindi, compra vetro RB.
RZ67: Sekor Z
Otturatore centrale elettronico nell'obiettivo, il tempo si imposta sul corpo. La gamma va dal fisheye da 37 mm fino a 500 mm, e il 110 mm f/2,8 è il più piccolo e luminoso della serie ed è considerato l'obiettivo da ritratto del sistema. Per il paesaggio molti scelgono il 50 mm o il 65 mm, entrambi disponibili in una versione successiva con elemento flottante, che migliora nettamente alle distanze ravvicinate.
Nella serie C è l'obiettivo a portare l'otturatore
Foto: pluzz, CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons
L'obiettivo del mirino e quello di ripresa sono montati su una piastra comune e si smontano in coppia, mentre uno sportello nel corpo impedisce che nel frattempo la luce raggiunga la pellicola, quindi puoi cambiarli anche a metà rullino. Le focali erano sette: 55, 65, 80, 105, 135, 180 e 250 mm.
Gli otturatori sono arrivati in tre generazioni, e da questo dipende più del solo tempo più breve:
- Prima serie cromata, Seikosha-MX: da 1 s a 1/400 s.
- Seconda serie cromata, Seikosha-S: da 1 s a 1/500 s più B.
- Serie nera, Seiko, i più recenti, con diametri frontali maggiori.
Cromati e neri hanno diametri diversi, ed è il motivo di reso più frequente che vediamo nel settore Mamiya. Un tappo per obiettivo o un adattatore per filtri che va bene su un 80 mm f/2,8 nero non va bene sulla versione Seikosha dello stesso obiettivo, perché lì il barilotto è più stretto. Inoltre non tutti gli obiettivi vengono armati automaticamente da ogni corpo. Prima di ordinare accessori, quindi, controlla se il tuo obiettivo è cromato o nero e quale nome di otturatore è riportato sull'anello frontale.
Tappo doppio per i Sekor neri (55, 80, 105 D/DS, 135 mm) (EUR 19,95) · Tappo doppio per le versioni Seikosha (80 mm, 105 mm) (EUR 25,95) · Paraluce a clip per C330 e C220 (da 55 a 250 mm) (da EUR 29,95) · Adattatore per prisma: mirino Kiev-88 su C330 e C220 (EUR 39,95)
645: otturatore a tendina nel corpo, con un'insidia per il flash
Nella 645 l'otturatore si trova nel corpo e gli obiettivi sono pura ottica, il che li rende più leggeri ed economici, ma porta con sé un problema: la prima generazione sincronizza il flash solo fino a 1/60 s. Se vuoi schiarire le ombre all'aperto, ti serve uno dei pochi obiettivi con otturatore centrale integrato, che sincronizzano fino a 1/500 s, hanno una propria presa flash e richiedono che l'otturatore del corpo sia impostato su 1/30 s o su un tempo più lungo.
Le sigle sugli obiettivi si spiegano in fretta: C indica in tutti gli obiettivi manuali 645 il trattamento multistrato, N la costruzione più recente a partire dalla seconda generazione di corpi, e A o APO gli schemi ottici apocromatici. Tutti gli obiettivi manuali si montano su tutti i corpi manuali e anche sui corpi autofocus, dove però funzionano con misurazione a diaframma di lavoro.
Quanto costano davvero gli obiettivi nel 2026: Uno sguardo a campione al magazzino di Kamerastore ad agosto 2026, quindi merce controllata con garanzia, dà 168 euro per l'80 mm f/2,8 Sekor C della 645, 417 euro per il 110 mm f/2,8 Sekor C, da 129 a 139 euro per il 127 mm f/3,8 Sekor C della RB e da 179 a 249 euro per il 180 mm f/4,5 della stessa serie. Tra gli obiettivi RZ, il 180 mm f/4,5 Sekor Z costa da 174 a 275 euro, mentre il ricercato 110 mm f/2,8 Sekor Z W si colloca tra 519 e 799 euro. Da privati su Kleinanzeigen ed eBay, per esperienza, paghi dal trenta al quaranta per cento in meno, però senza controllo e senza diritto di reso.
Per iniziare con la serie C, la migliore panoramica è tra l'altro un video in inglese: Dan Bullman passa in rassegna in un colpo solo l'uso, il cambio degli obiettivi e la fotografia ravvicinata della C330.
Video: «MAMIYA C330 Review and Tutorial, The Most Versatile TLR of All-Time», canale Dan Bullman Photography
5. Dorsi, magazzini e mirini
Foto: Vitaly baranov, CC BY 3.0 via Wikimedia Commons
I magazzini intercambiabili sono l'argomento con cui il medio formato si contrappone al 35 mm, perché puoi passare dal bianco e nero al colore a metà rullino senza sacrificare la pellicola. Solo che i quattro sistemi Mamiya non condividono questa capacità in egual misura.
| Sistema | Dorsi disponibili | Cambiare a metà rullino? | Punto debole tipico |
|---|---|---|---|
| RB67 | 6x7, 6x6, 6x4,5, 6x8, 70 mm, Polaroid, dorsi motorizzati | sì, tramite volet | Le guarnizioni in schiuma dei dorsi Pro e Pro-S si deteriorano |
| RZ67 | 6x7, 6x4,5, Polaroid, Quadra 72 (4x5), dorsi RB tramite adattatore G | sì, tramite volet | relativamente pochi; i dorsi II hanno un secondo contapose |
| C220 / C330 | nessun dorso intercambiabile, ma piastra posteriore rimovibile per pellicola piana | no | Il pressapellicola va regolato per la pellicola 220 |
| 645, 1ª generazione | solo inserti pellicola (120 e 220) | no | Gli inserti vengono spesso venduti separatamente e poi sono difficili da trovare |
| 645, 2ª generazione | veri dorsi 120 e 220, Polaroid | sì, tramite volet | Il volet manca spesso nelle offerte dell'usato |
La frase più importante di questa tabella si trova nella prima riga. I dorsi RB67 della generazione Pro e Pro-S usano guarnizioni in schiuma, e la schiuma degli anni Settanta oggi è ridotta in briciole. Se un'offerta RB conveniente produce negativi con striature, la causa è quasi sempre questa e quasi mai la fotocamera, mentre i dorsi Pro-SD hanno risolto il problema a livello costruttivo. Come sostituire da solo una guarnizione lo trovi nella nostra guida alla sostituzione delle guarnizioni antiluce.
Video: «How to load and unload a Mamiya RB67 back/film magazine», canale Valentin Ahles Photography. Il caricamento è quasi identico su RB e RZ.
Il mirino è il modo più economico per avere più comfort
Tutti e quattro i sistemi accettano mirini diversi, e di serie è quasi sempre incluso il pozzetto, che mostra sì un'immagine invertita lateralmente, ma in compenso è leggero e luminoso. Oltre a questo esistono mirini a lente d'ingrandimento (Chimney), prismi e prismi esposimetrici. Dal punto di vista del prezzo è la leva più conveniente dell'intero sistema: da Kamerastore, ad agosto 2026, un prisma CdS costava 61 euro, un prisma PD 72 euro e un mirino Chimney 112 euro, e solo il prisma FE701-AE per la RZ67 costava 239 euro.
Per la serie C esiste una via alternativa. Il Porrofinder originale è raro e costoso, mentre i prismi TTL per la Kiev 88 si trovano in grandi quantità. Con l'adattatore giusto si montano sulla C330 e sulla C220, e portano con sé una misurazione dell'esposizione che queste fotocamere di fabbrica non hanno mai avuto.
Cambio di formato e il trucco del 35 mm
Su RB67 e RZ67 puoi passare a 16 fotogrammi per rullo con un magazzino 6x4,5. Con la RB67 però c'è un inconveniente, perché il mirino continua a mostrare l'intero campo 6x7, per cui ai bordi componi alla cieca. Per ovviare esistono maschere per il mirino da appoggiare sul vetro smerigliato.
L'altra strada va nella direzione opposta: pellicola 35 mm in una fotocamera medio formato. Poiché la finestra dell'immagine è più larga della pellicola 35 mm, viene esposta anche la perforazione, e il risultato è un formato panoramico con le sprocket holes visibili, per il quale altrimenti si dovrebbe comprare una fotocamera apposita.
Maschera per mirino 6x4,5 per la RB67 (EUR 24,95) · Pellicola 35 mm nel magazzino 120: panorama con perforazione (EUR 19,95) · Copertura magazzino RB67, protegge le superfici di tenuta nella borsa (EUR 34,95) · Copertura magazzino RZ67 Pro e Pro II (EUR 24,95)
6. Checklist d'acquisto e quanto costano i sistemi nel 2026
Foto: Rémi Kaupp, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons. Fin qui si estende il soffietto di una serie C, ed è proprio questa condizione che dovresti verificare all'acquisto.
Tre dei quattro sistemi mettono a fuoco tramite un soffietto, e tutti e quattro lavorano con otturatori che possono avere cinquant'anni. L'elenco seguente è ordinato per frequenza, quindi in alto c'è ciò che con maggiore probabilità è guasto.
- Controlla il soffietto al buio con una luce. Estendi completamente il soffietto, infilaci dentro una torcia, spegni la luce: ogni punto luminoso nelle pieghe è un foro. Vale allo stesso modo per RB67, RZ67 e la serie C, ed è riparabile, ma non è qualcosa che vuoi scoprire solo una volta a casa.
- Ascolta l'otturatore su tutti i tempi. Gli otturatori centrali si impastano con l'età. Un secondo deve scorrere in modo chiaramente udibile e 1/400 s deve schioccare; se la lamella si incolla sui tempi lunghi o resta del tutto aperta, serve una pulizia. Sulla RZ67 inserisci prima una 4LR44, altrimenti verifichi solo il tempo di emergenza.
- Controlla che le lamelle del diaframma non siano unte d'olio. Un velo d'olio sulle lamelle prima o poi rende l'otturatore lento, e lo riconosci come un riflesso lucido quando guardi attraverso l'obiettivo in controluce.
- Prendi sul serio i magazzini. C'è il volet, il contatore funziona correttamente e si azzera all'apertura? Con RB67 Pro e Pro-S si aggiunge la questione delle guarnizioni in gommapiuma. Un magazzino usato costa da 225 a 330 euro e quindi, in alcune offerte, vale più di mezza fotocamera.
- Controlla l'obiettivo contro il cielo. Fai attenzione a opacità, funghi e balsamo deteriorato tra le lenti. La polvere non è un problema, i funghi sì.
- Gommapiuma sulla cassa dello specchio e sotto il vetro smerigliato. Se si decompone, le briciole finiscono sullo specchio e nel mirino.
- Su RB e RZ: il Revolving Adapter ruota bene? Deve scattare in posizione in modo percepibile sia in orizzontale sia in verticale, e le linee di inquadratura nel mirino devono spostarsi di conseguenza.
- Sulla serie C: entrambi gli obiettivi mostrano la stessa cosa? Metti a fuoco un soggetto e verifica che la scala delle distanze sia plausibile, perché l'obiettivo del mirino e quello di ripresa sono accoppiati di fabbrica e un singolo obiettivo sostituito può scombinare tutto. Verifica inoltre che lo schermo antiluce si chiuda correttamente durante il cambio dell'obiettivo.
- Con la 645: porta una batteria. Senza pila su una 645 non puoi verificare proprio nulla, e mettere in tasca una 4LR44 da due euro prima di spenderne 400 è l'assicurazione più economica di questo articolo.
- Controlla la completezza. Pozzetto, tappo del corpo, tappo dell'obiettivo, manovella o impugnatura, volet: ricomprati singolarmente, si arriva in fretta a cento euro e oltre.
Quanto costa: una fotografia del momento
I prezzi del medio formato usato oscillano molto, per questo qui non trovi una forbice inventata, ma uno sguardo datato al magazzino di un rivenditore affidabile. Tutte le cifre provengono dall'offerta di Kamerastore ad agosto 2026, quindi merce controllata con garanzia e dunque la fascia alta del mercato.
| Offerta | Prezzo (agosto 2026) |
|---|---|
| Mamiyaflex C2 / C3 / C33 (prime TLR, corpo con obiettivo) | da 115 a 194 EUR |
| Mamiya C330 Professional S | 599 EUR |
| RB67 Professional + pozzetto | da 599 a 644 EUR |
| RB67 Pro-SD + pozzetto | da 979 a 1.049 EUR |
| RB67 Pro-S + dorso 6x7 + pozzetto | 1.099 EUR |
| RB67 Pro-S + 90 mm + dorso + pozzetto | 1.299 EUR |
| RZ67 Professional + dorso + pozzetto | 1.196 EUR |
| RZ67 Professional II + pozzetto | 1.218 EUR |
| RZ67 Pro IID + pozzetto | da 1.929 a 1.948 EUR |
| Mamiya M645 Super (corpo) | 499 EUR |
| 645 Pro + magazzino + 80 mm + prisma AE + impugnatura | 1.416 EUR |
| Magazzino per rullino RB67 6x7 (Pro / Pro-S) | 249 / 329 EUR |
| Magazzino per rullino RZ67 6x7 (Pro / Pro II) | 225 / da 279 a 299 EUR |
| Mirini: prisma CdS / prisma PD / Chimney / FE701 AE | 61 / 72 / 112 / 239 EUR |
Tra la Pro IID e la Pro II ci sono quasi 700 euro per un'interfaccia digitale, e chi fotografa in analogico non ottiene in cambio esattamente nulla. La stessa logica vale un gradino più in basso: tra una RB67 Professional del 1970 e una Pro-SD del 1990 ci sono circa 400 euro, e il sovrapprezzo vale la pena se vuoi i magazzini senza guarnizioni in schiuma, non perché la vecchia fotocamera fotografi peggio.
Da privati, quindi su Kleinanzeigen o eBay, per esperienza i prezzi sono dal trenta al quaranta per cento più bassi, ma in compenso compri senza alcuna verifica. Come procedere in modo sistematico nell'acquisto usato da privati lo abbiamo spiegato in un articolo dedicato: Comprare una fotocamera analogica usata, dove cercare, cosa controllare, quanto pagare.
Se qualcosa dovesse comunque essere guasto
Otturatori centrali e soffietti sono meccanica artigianale e non elettronica, per cui molte cose si possono riparare, e a prezzi proporzionati al valore della fotocamera. Curiamo una panoramica di laboratori di riparazione in Germania e a livello internazionale, in cui puoi filtrare per distanza. E prima di mandare una fotocamera a una revisione completa, leggi il nostro articolo Ogni fotocamera analogica «rotta» ha bisogno di un CLA?, perché spesso il problema è più piccolo del preventivo.
Due opinioni sincere dall'esterno
Willem Verbeeck spiega nel suo video perché per lui la RZ67 è la migliore fotocamera medio formato, citando anche i punti in cui nell'uso quotidiano dà fastidio.
Video: «The Best Medium Format Film Camera, Mamiya RZ67 Review», canale Willem Verbeeck
E chi vuole sapere come ci si sente a iniziare con la 645 senza aver mai fotografato in analogico prima: Baris Yener ha documentato proprio questo in tedesco, con una M645 e una pellicola che oggi non esiste più.
Video: «Per la prima volta fotografia analogica, Mamiya M645 + Fuji PRO 400H alla prova», canale Baris Yener
La risposta breve a «quale allora?»
| Se questo vale per te | Prendi | Perché |
|---|---|---|
| Fotografi su cavalletto, ritratti o still life, e vuoi il negativo più grande possibile al prezzo più basso | RB67 Professional o Pro-S | l'ingresso più economico nel vero 6x7, niente elettronica, niente batteria |
| Vuoi il 6x7 e la priorità dei diaframmi, lavori in studio e porti raramente la fotocamera lontano | RZ67 Pro o Pro II | utilizzo più rapido, mezzi stop, prisma AE; la batteria è obbligatoria |
| Fotografi a mano libera, vuoi avvicinarti molto e ti piacciono le immagini quadrate | C330 (o C220, se contano leggerezza e prezzo basso) | obiettivi intercambiabili sulla TLR, soffietto per la ripresa ravvicinata, nessuna alimentazione necessaria |
| Vuoi portare con te il medio formato, molte foto per rullino e un corpo che risulti familiare | 645 Super, Pro o Pro TL | il sistema più leggero, modulare, da 15 a 16 foto per rullo |
| Vuoi il 6x7 e andare in escursione, e i soldi non sono un problema | Mamiya 7 o 7II | sotto il chilo, obiettivi eccezionali, ma niente specchio, niente distanze ravvicinate |
7. Digitalizzare il 6x7
Un negativo 6x7 ha una superficie di circa quattro volte e mezzo quella di uno scatto in piccolo formato, ed è proprio per questo che ci si sobbarca queste fotocamere. Se alla fine di questo vantaggio arrivi davvero qualcosa, però, si decide solo al momento della digitalizzazione.
Le strade possibili sono tre. Il laboratorio esegue la scansione insieme allo sviluppo, di solito su un Noritsu o un Frontier, e per la maggior parte delle persone è il miglior punto di partenza, perché oltre al sovrapprezzo non si aggiunge nulla; quale laboratorio offre cosa lo trovi nella nostra panoramica dei laboratori di sviluppo nei paesi di lingua tedesca. Uno scanner piano con unità per trasparenza è la via lenta ma economica. E la riproduzione con una fotocamera digitale è ormai la via più rapida e superiore in risoluzione, a patto che la pellicola sia perfettamente piana.
Con la pellicola 120 dipende tutto proprio da questo, perché una striscia larga 61,5 millimetri si incurva più di una striscia di piccolo formato, e ogni curvatura costa nitidezza ai bordi. Come i diversi supporti risolvono questo problema lo abbiamo misurato in un confronto dedicato, concorrenza inclusa: Confronto film scanner 2026: Negative Supply, Valoi, pixl-latr e altri in sintesi. E se vuoi sapere come si monta un setup del genere, questo video mostra l'intero procedimento.
Video: «Complete DSLR Film Scanning Setup: Copy Stand, Film Holders & Light Source Explained», il nostro canale Ausgeknipst
Film Scanner Set per 120, da 6x4,5 a 6x9, senza vetro (da EUR 54,95) · Spirale di sviluppo per pellicola da 70 mm (dorsi lunghi RB67) (EUR 44,95)
Se sei ancora alla scelta della pellicola e non ancora a quella della fotocamera: quale pellicola 120 è adatta a cosa lo trovi in Comprare pellicola analogica: quale pellicola, quali ISO, quale formato.
Conclusione
Se hai letto fin qui e hai ancora dubbi, una sola domanda ti aiuta ad andare avanti: Vuoi portare la fotocamera con te o piazzarla su un cavalletto? Chi la piazza sul cavalletto prende una RB67 e non si arrabbia mai per una batteria scarica, chi la porta con sé prende una 645 o una C220 e non si arrabbia mai per il peso. La RZ67 è la risposta giusta per chi lavora in studio e usa davvero la priorità dei diaframmi, e la C330 per chi vuole avvicinarsi molto e per questo spinge volentieri due obiettivi contemporaneamente attraverso la baionetta.
Con nessuna di queste puoi sbagliare di molto, perché in tutte e quattro il negativo è abbastanza grande da farti vedere subito la differenza rispetto al piccolo formato.
Continua a leggere e a chiedere
Resoconti di esperienze che vanno più a fondo di qualsiasi guida all'acquisto: Anton McCloud sulla ricerca della 6x6 perfetta su 35mmc, la panoramica completa del sistema RZ67 su EMULSIVE, la C220 nel test a lungo termine di 50mmF2, il confronto RB67 contro RZ67 di Brooklyn Film Camera e la 1000S su Beyond the Aperture. Se hai una domanda concreta su un modello, r/AnalogCommunity è il posto dove qualcuno risponde più in fretta.
E infine, per quanto ci riguarda: quale batteria serve al tuo modello lo trovi nella nostra panoramica delle batterie per Mamiya, e se nella digitalizzazione non sai quale set fa per te, il Film Scanner Finder te lo dice in tre domande.